16/05/06, 10:46 - NoFlex
In questi giorni le pressioni degli intellettuali liberisti e degli ambienti vicini a Confindustria sul nascente governo si stanno facendo davvero fortissime.
Si è partiti dagli allarmi sui conti pubblici e si è arrivati al lavoro flessibile, con un pressing a tutto campo che trova, naturale, nel centro-sinistra interlocutori molto attenti (a volte protagonisti diretti di questa campagna).
Anche ieri è uscito sul Corriere un articolo a difesa della Legge 30, che attacca pesantemente i settori che ne chiedono la cancellazione.
Particolarmente insidiose risultano le proposte che Ichino (Pietro), Boeri e Ichino (Andrea) hanno lanciato nei giorni scorsi sul sito www.lavoce.info: sono proposte organiche e dotate di un certo appeal, che tracciano sostanzialmente la strada verso forme di precariato a termine con fini formativi. Le trovate tutte nella sezione lavoro del sito sopracitato.
L'idea è sostanzialmente quella di fornire alle aziende la possibilità di utilizzare (con strumenti diversi) forme di precariato a termine (anche fino a 3 anni), che dovrebbero poi trovare sbocco in assunzioni a tempo indeterminato. A garanzia del buon esito di questo percorso ci sarebbe l'investimento in formazione che l'azienda farebbe sul lavoratore durante questo periodo; una garanzia davvero debole, visto che può valere probabilmente per le alte professionalità, ma verrebbe così imposta per tutti (secondo una recente indagine presentata da Il Sole 24ore solo il 25% delle nuve assunzioni ha riguardato professioni intellettuali). Il rischio insomma potrebbe essere quello di una non assunzione al termine del periodo di precariato.
In più andrebbe ricordato che già esiste la formazione lavoro ed è stata pesantemente riformata dai decreti attuativi della Legge 30.
Quello che appare comunque più grave è che la sinistra radicale non sembra avere una proposta organica e condivisa da contrapporre, mentre il sindacato, pur spendendo in questi giorni parole impegnative, pare propenso a trattare sull'argomento (d'altronde Cisl e Uil sono firmatari del Patto per l'Italia, mentre la Cgil si è formalmente opposta alla Legge 30, ma ne ha assunto spesso i contenuti in fase di contrattazione).
Il rischio di ritrovarsi con un CPE in salsa liberal-unionista è davvero tutt'altro che remoto.

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13/05/06, 14:07 - NoFlex
Mi pareva che il minimo per ripartire (dopo aver caricato i posts del vecchio blog) fosse recuperare almeno gli articoli sulle rivolte francesi anti-cpe che avevo inserito.

Li ripropongo qui:

- Caldiron intervista Dubet, Bertho e Seddik >>
- Bensaid intervistato da Anna Maria Merlo sul Manifesto >>
- Flavia D'Angeli interviene su Liberazione >>
- ancora Caldiron sulle tracce dell'immaginario dei giovani francesi >>

Aggiungo i materiali del ciclo di incontri di autoformazione Facoltà di classe organizzati dal circlo "Livio Maitan" della Sapienza.

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02/05/06, 10:25 - NoFlex
Lavoratrici e lavoratori delle librerie Feltrinelli e Ricordi mediastore in agitazione permanente (e imprevedibile).


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22/04/06, 08:23 - NoFlex

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28/03/06, 15:16 - NoFlex
I dati relativi delle manifestazionii di oggi non hanno precedenti nella storia francese. Da questa mattina le principali città dell'esagono sono porcorse da cortei che invadono strade e piazze con i corpi, la rabbia e le speranze di milioni di precari, lavoratori, studenti.
De Villepin continua a dichiarare di non voler ritirare il provvedimento che ha scatenato la mobilitazione della Sorbona, poi sfociata nella partecipazione e nell'energia dirompente di questi giorni di lotta. Certo è difficile credere che possa continuare a tener duro: da una parte all'interno del suo Governo la fronda non manca di farsi sentire (il reazionario Sarkozy in particolare annusa la possibilità di sfruttare il passaggio per allargare ulteriormente la sua influenza), ma soprattutto è la crescita costante del movimento a fare impressione.
Nonostante la mobilitazione duri ormai da molti giorni, gli unici segnali arrivati fin ora parlano di sempre maggiore forza e sempre maggiore partecipazione; il pericolo della stanchezza non sembra per ora all'orizzonte e nel braccio di ferro di questi giorni è proprio il Primo Ministro ad apparire come il contendente più debole.
Oggi in Francia si sono fermate le scuole, i trasporti, gli uffici pubblici, le fabbriche; anche a non esserci pare di sentire la rabbia, l'allegria, il dolore buono della tensione e della lotta.

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