06/06/06, 13:24 - Politica&C.

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29/05/06, 13:08 - Politica&C., Culture


Da Cannes arrivano due notizie che mi fanno davvero felice.
Ken Loach vince la palma d'oro per il miglior film con The Wind that Shakes the Barley, mentre Nanni Moretti torna a casa all'asciutto.
Servono sempre più narratori dell'umanità dolente, di vita, di lotte, di vittorie e sconfitte e sempre meno egocentrici e autoreferenziali figli del teatrino politico.
Se pensiamo che l'intellettualità debba tornare ad avere un ruolo, ci serve più Ken Loach e meno Nanni Moretti.

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22/05/06, 14:16 - Politica&C.
Di seguito l'appello promosso da associazioni e movimenti contro la parata del 2 giugno e contro il rifinanziamento delle missioni militari in Iraq e in Afghanistan.

Il testo qui >>

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06/05/06, 10:35 - Politica&C.
Dell'Afghanistan sembravamo esserci tutti "scordati". Non della sua esistenza e non della crisi che lo attraversa, ma dello stato di guerra che continua a segnare la vita della popolazione di quel paese. E naturalmente ci eravamo "scordati" del fatto che i militari del contingente italiano sono parte attiva nel teatro di guerra.
Anche quella è stata chiamata missione di pace e guai a metterlo indubbio; si rischia di trovarsi di fronte a risposte indignate e magari di essere messi all'indice come conniventi con il nemico.
Così abbiamo costruito il nostro schema con gli italiani in missione di pace armate e i conflitti figli di un terrorismo che viene dipinto alla stregua di un elemento che si insinua dall'esterno. Così qualcuno solo pochi giorni fa, anche nella sinistra pacifista, dichiarava che la situazione afghana era diversa da quella irakena, che il quadro negli ultimi anni era migliorato.
Se dovessimo evitare di abbandonarci alla propaganda funzionale a qualcosa che non riguarda il tema in oggetto (la giustificazione della missione militare o l'equilibrio del futuro governo) scopriremmo invece che da diversi mesi gli osservatori più acuti parlano di "irakizzazione" del contesto afghano e che l'ultima fase della missione militare si sta rivelando la più complessa.
Oggi, dopo i morti italiani, lo dicono chiaro tutti i giornali; certo siamo un paese ben curioso, che deve attendere che qualcuno se ne torni a casa avvolto in una bandiera perchè si si accorga di quello che sta succedendo.
Pochi giorni fa, durante il Comitato politico nazionale di Rifondazione, Salvatore Cannavo' chiedeva, elencando i punti in dolenza del futuro governo Prodi, cosa avrebbero fatto i gruppi parlamentari di Rifondazione rispetto al voto sul rifinanziamento delle missioni militari (previsto per il mese prossimo), ricordando proprio che sull'Afghanistan il resto del centro-sinistra non dava segnali di discontinuità.
Su questo passaggio Bertinotti ha risposto stizzito: "Che facciamo, facciamo cadere il governo?". Forse è il caso che il governo che verrà si faccia una ragione della necessità di ritirarsi subito anche dal pantano afghano.

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11/04/06, 16:59 - Politica&C.
Cavare qualche considerazione da queste elezioni è davvero impresa non da poco; di cose da dire e di elementi di cui tenere conto ce ne sono forse troppi. Dire che il paese è diviso in due è ormai banale, anche perchè non si tratta di una novità assoluta; certo il dato non è mai stato così netto e il nuovo sistema elettorale ha contribuito nel metterlo in evidenza, ma che ci fossero due italie tendenzialmente "grandi uguali" lo si poteva vedere anche prima.
La vera certezza del momento riguarda Berlusconi: Forza Italia è scesa meno del previsto e il risultato complessivo della coalizione lo rendono ancora un ingombro insidioso, ma sembra difficile ipotizzare un suo ruolo diverso da quello di riferimento dell'opposizione.
Anche perchè, altro dato che al momento sembra certo, dovrebbe nascere un Governo della coalizione di centro-sinistra che cerca di reggersi sulle sue gambe (oltre che su quelle indebolite dall'età dei geronto-senatori a vita). Se teoricamente la situazione lascia spazio a ipotesi tecniche (visto anche che in Italia la grosse coalition è esclusa dalle delegittimazioni reciproche), dalle prime dichiarazioni pare chiara l'intenzione di provare (in tempi non proprio certi) un Governo Prodi sostenuto dai partiti dell'Unione. Quanto meno non si va di male in peggio.
Di che tipo di governo si tratterà e come si qualificherà politicamente è invece l'interrogativo più grande. L'accordo sul quale si regge l'Unione è di tratto liberista temperato, ricco di ambiguità sui passaggi più spinosi (precarietà, guerra, immigrazione, diritti civili, ecc.) e assolutamente insostenibile per buona parte del resto (le liberalizzazioni su tutto).
Chiaro che però un programma non è scritto sulle tavole di pietra e deve entrare in gioco la politica (non solo quella dei partiti, ma soprattutto quella dei movimenti e del conflitto); allora vediamo un attimo il quadro. Il governo si reggerà su una maggioranza debole non solo in Parlamento (al Senato), ma soprattutto nel paese: il rischio di una politica che lisci il pelo a un pezzo del centro-destra per ottenere maggioranze più ampie è tutt'altro che campato in aria, ma d'altra parte una sinistra radicale che gira intorno al 12% ha un peso che difficilmente si può evitare di tenere in considerazione. Se il centro-sinistra poi non vuole ritrovarsi al prossimo giro in questa condizione dovrà cercare di aggregare un blocco sociale (l'antiberlusconismo non è buono per tutte le stagioni) con scelte politiche precise: penso che a questo punto anche loro si rendano conto che su alcune questioni fondamentali (precarietà e questione sociale) le scelte debbano avere un segno determinato, pena un rapido esaurimento del consenso (quanto meno sono posti di fronte al problema). La questione è quindi complessa, anche perchè com'è noto parte consistente del "pacchetto azionario" del centro-sinistra è in mani mani tutt'altro che rassicuranti.
Si tratta in sostanza di vedere quale ruolo riusciranno a giocare movimenti e sinistra anticapitalista. Questo è il vero interrogativo, è la scommessa del futuro, condizionata da tante variabili: che ruolo assumerà il sindacato? Come si muoverà Rifondazione sul terreno scivoloso del governo e della governabilità? Che spazi di intervento si aprono per la sinistra anticapitalista con Rifondazione che sostiene il governo? E per i movimenti? Credo che, più che su come il Governo Prodi riuscirà a raggranellare consensi al Senato, sia su questo che ci si debba interrogare nel prossimo periodo (senza attendere nemmeno troppo).
Le considerazioni vere, insomma, si potranno iniziare a fare solo fra alcuni giorni; anche rispetto ai dati c'è bisogno (almeno io ho bisogno) di guardare con più attenzione ai numeri assoluti: intanto sul numero dei votanti (che è stato evidentemente altissimo), poi sul calo dei voti nulli (forse meglio dire di quelli volontariamente annullati), poi su proporzioni di partiti e schieramenti. Facile dire che il centro-sinistra non è riuscito a vincere, ma, per rendere onore al vero, andrebbe riconosciuto anche che prendendo 19.000.000 di voti l'Unione ha raggiunto un risultato mai (credo mai) ottenuto dal centro-destra (se non sbaglio poi con alcune centinaia di migliaia di voti in più della Cdl nel 2001).
Per ora insomma è meglio guardarsi meglio i numeri per fare valutazioni più complete. Rimane da subito evidente l'ottimo risultato di Rifondazione e quello buono, anche se sotto le aspettative, della lista Verdi-Pdci: sulla sopravvivenza di quest'ultima credo si dovrà vedere poi se nella ripartizione dei seggi si arriverà a un risultato equo.

Note a margine
Sui coglioni: la legge elettorale truffa, quella finto-proporzionale, quella che ancora oggi i maggiorenti del centro-sinistra dicono di voler riscrivere, è infine scattata contro la Cdl. Se si fosse votato con il vecchio maggioritario è quasi certo (non so se qualcuno si è già fatto i conti) che avrebbero vinto loro. Evidentemente quei sondaggi che davano in forte vantaggio l'Unione e che in queste ore hanno provocato sorrisi ironici e compiaciuti a destra, sono gli stessi sui quali Calderoli & C. si sono basati per scrivere "la porcata".

Sui coglioni parte seconda: il risultato delle circoscrizioni estere dovrebbe porre fine al luogo comune che etichetta come fascisti tutti gli italiani residenti all'estero. Certo rimangono in alcune circoscrizioni posizionati a destra e il risultato ottenuto (5 senatori a 1 per l'Unione) è figlio della divisione della Cdl che si è presentata con più liste. Che senso abbia poi dividersi in circoscrizione che eleggono 1 senatore quando i tuoi avversari si presentano uniti è materia di studio che non compete alla politica.

Senato paranoico: quale che sia l'opinione che si ha nei confronti dell'Unione e di Prodi, il rischio di una vittoria della Cdl o di un pareggio apri pista per un governo tecnico di quelli che fanno quelle riforme strutturali che ti lasciano con le pezze al culo, ha fatto passare a molti un brutto quarto d'ora. D'altronde, com'è noto, "siamo uomini in questo mondo..." (maledizione a Bertinotti e alle sue citazioni di Paolo di Tarso).
Questa mattina mi ha chiamato un compagno parecchio preoccupato; insieme ci si interrogava sul ruolo dei senatori a vita (fino a che punto arrivano le miserie):
"Ma c'è ancora Leone?" mi chiede
"Bah, non so, è una di quelle cose che mi sfuggono" rispondo "Poi, sai com'è, c'era quello che cantava <<...di Leone avrei fatto senza>>.

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