16/05/06, 11:23 - Antipro
In provincia di Catanzaro due ragazzi sono ai domiciliari perchè trovati in possesso di 3 gr di fumo.
Primi allucinanti effetti della Legge Fini-Giovanardi.

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16/05/06, 10:46 - NoFlex
In questi giorni le pressioni degli intellettuali liberisti e degli ambienti vicini a Confindustria sul nascente governo si stanno facendo davvero fortissime.
Si è partiti dagli allarmi sui conti pubblici e si è arrivati al lavoro flessibile, con un pressing a tutto campo che trova, naturale, nel centro-sinistra interlocutori molto attenti (a volte protagonisti diretti di questa campagna).
Anche ieri è uscito sul Corriere un articolo a difesa della Legge 30, che attacca pesantemente i settori che ne chiedono la cancellazione.
Particolarmente insidiose risultano le proposte che Ichino (Pietro), Boeri e Ichino (Andrea) hanno lanciato nei giorni scorsi sul sito www.lavoce.info: sono proposte organiche e dotate di un certo appeal, che tracciano sostanzialmente la strada verso forme di precariato a termine con fini formativi. Le trovate tutte nella sezione lavoro del sito sopracitato.
L'idea è sostanzialmente quella di fornire alle aziende la possibilità di utilizzare (con strumenti diversi) forme di precariato a termine (anche fino a 3 anni), che dovrebbero poi trovare sbocco in assunzioni a tempo indeterminato. A garanzia del buon esito di questo percorso ci sarebbe l'investimento in formazione che l'azienda farebbe sul lavoratore durante questo periodo; una garanzia davvero debole, visto che può valere probabilmente per le alte professionalità, ma verrebbe così imposta per tutti (secondo una recente indagine presentata da Il Sole 24ore solo il 25% delle nuve assunzioni ha riguardato professioni intellettuali). Il rischio insomma potrebbe essere quello di una non assunzione al termine del periodo di precariato.
In più andrebbe ricordato che già esiste la formazione lavoro ed è stata pesantemente riformata dai decreti attuativi della Legge 30.
Quello che appare comunque più grave è che la sinistra radicale non sembra avere una proposta organica e condivisa da contrapporre, mentre il sindacato, pur spendendo in questi giorni parole impegnative, pare propenso a trattare sull'argomento (d'altronde Cisl e Uil sono firmatari del Patto per l'Italia, mentre la Cgil si è formalmente opposta alla Legge 30, ma ne ha assunto spesso i contenuti in fase di contrattazione).
Il rischio di ritrovarsi con un CPE in salsa liberal-unionista è davvero tutt'altro che remoto.

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13/05/06, 14:07 - NoFlex
Mi pareva che il minimo per ripartire (dopo aver caricato i posts del vecchio blog) fosse recuperare almeno gli articoli sulle rivolte francesi anti-cpe che avevo inserito.

Li ripropongo qui:

- Caldiron intervista Dubet, Bertho e Seddik >>
- Bensaid intervistato da Anna Maria Merlo sul Manifesto >>
- Flavia D'Angeli interviene su Liberazione >>
- ancora Caldiron sulle tracce dell'immaginario dei giovani francesi >>

Aggiungo i materiali del ciclo di incontri di autoformazione Facoltà di classe organizzati dal circlo "Livio Maitan" della Sapienza.

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13/05/06, 11:40 - Blog
Forse è lo specchio della mia incostanza (anzi senza forse), ma mi è venuta forte la voglia di cambiare di nuovo.
L'intenzione adesso è di limitarmi a gestire il blog, evitando di riportare gli articoli che credo valga la pena di leggere; quelli li posso comunque segnalare.
Passo quindi al blogging puro e semplice saltando di netto le magagne di limbo con i commenti e i feed.
In più va segnalato che il sito ufficiale di limbo è down ormai da diversi giorni e i forum provvisori messi su in fretta non sono certo d'aiuto (almeno per me).
Rimango comunque fedele alla scelta del flat-file (fuck DB!!!).
Allora recuperati i vecchi post si riparte!

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06/05/06, 10:35 - Politica&C.
Dell'Afghanistan sembravamo esserci tutti "scordati". Non della sua esistenza e non della crisi che lo attraversa, ma dello stato di guerra che continua a segnare la vita della popolazione di quel paese. E naturalmente ci eravamo "scordati" del fatto che i militari del contingente italiano sono parte attiva nel teatro di guerra.
Anche quella è stata chiamata missione di pace e guai a metterlo indubbio; si rischia di trovarsi di fronte a risposte indignate e magari di essere messi all'indice come conniventi con il nemico.
Così abbiamo costruito il nostro schema con gli italiani in missione di pace armate e i conflitti figli di un terrorismo che viene dipinto alla stregua di un elemento che si insinua dall'esterno. Così qualcuno solo pochi giorni fa, anche nella sinistra pacifista, dichiarava che la situazione afghana era diversa da quella irakena, che il quadro negli ultimi anni era migliorato.
Se dovessimo evitare di abbandonarci alla propaganda funzionale a qualcosa che non riguarda il tema in oggetto (la giustificazione della missione militare o l'equilibrio del futuro governo) scopriremmo invece che da diversi mesi gli osservatori più acuti parlano di "irakizzazione" del contesto afghano e che l'ultima fase della missione militare si sta rivelando la più complessa.
Oggi, dopo i morti italiani, lo dicono chiaro tutti i giornali; certo siamo un paese ben curioso, che deve attendere che qualcuno se ne torni a casa avvolto in una bandiera perchè si si accorga di quello che sta succedendo.
Pochi giorni fa, durante il Comitato politico nazionale di Rifondazione, Salvatore Cannavo' chiedeva, elencando i punti in dolenza del futuro governo Prodi, cosa avrebbero fatto i gruppi parlamentari di Rifondazione rispetto al voto sul rifinanziamento delle missioni militari (previsto per il mese prossimo), ricordando proprio che sull'Afghanistan il resto del centro-sinistra non dava segnali di discontinuità.
Su questo passaggio Bertinotti ha risposto stizzito: "Che facciamo, facciamo cadere il governo?". Forse è il caso che il governo che verrà si faccia una ragione della necessità di ritirarsi subito anche dal pantano afghano.

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